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Import-export agroalimentare: L’ecommerce spingerà il rilancio

Non tutti i mali, si sa, vengono per nuocere. E quando ancora ci si sta chiedendo quali e quanti danni l’emergenza coronavirus abbia causato all’economia, ecco che alcuni trend aprono orizzonti nuovi. L’export digitale, infatti, può contribuire ad aiutare l’Italia a ripartire. E anche molto, se si pensa al boom delle transazioni on line, legate al food, che si sono registrate proprio nel cuore dell’emergenza.

LA SPINTA DELL’ECOMMERCE

Il Politecnico di Milano conferma: i settori trainanti sono il fashion e il food

Già nel corso del 2019, le esportazioni italiane di beni di consumo attraverso canali digitali sono cresciute del 15% rispetto al 2018, arrivando a quota 11,8 miliardi di euro.

Dalle indagini di settore, però, risulta che un’impresa su due ignora ancora i canali online e continua ad utilizzare solo i canali di vendita tradizionali. Ma cosa succederà nel 2020? Certamente il digitale resterà uno strumento essenziale per le vendite, nonostante le misure di contenimento nei vari paesi del mondo.

LO STUDIO DEL POLITECNICO DI MILANO

Di recente, l’Osservatorio Export Digitale della School of Management del Politecnico di Milano, ha pubblicato un report dedicato proprio all’export digitale: i settori più importanti per le vendite B2c online all’estero sono il Fashion (7,8 miliardi, pari ad una quota del 66% del fatturato complessivo) e il Food (1,3 miliardi, pari all’11%). Al terzo posto c’è l’Arredamento (1 miliardo, 10%).

I principali mercati di sbocco sono l’Europa e gli Stati Uniti, ma c’è da considerare anche la sorpresa Russia.

IL CASO RUSSIA

Secondo i dati di Akit 2020, Associazione del commercio elettronico russo, l’acquisto online di prodotti alimentari sarebbe addirittura quadruplicato.

Il dato, è bene specificarlo, comprende anche la consegna a domicilio dai ristoranti, ma è evidente la grande richiesta di prodotti esteri.

Le previsioni dicono che il mercato del food online potrebbe raddoppiare nel 2020, rispetto all’anno precedente, proprio a causa del coronavirus. Intanto, è stato rilevato che la consegna di cibo su Internet, tra acquisti online e delivery, ha raggiunto quota 124 miliardi di rubli (1, 5 miliardi di euro circa) nel 2019.

L’export digitale, insomma, può contribuire notevolmente ad aiutare l’Italia. Servono, ovviamente, lungimiranza della politica, prontezza di riflessi da parte delle aziende, disponibilità da parte dei consumatori.

RIPARTIRE DAL MADE IN ITALY

In tutto ciò, non sfugge a nessuno quanto sia importante tutelare il made in Italy, soprattutto nell’ampio e variegato settore del food.

La qualità, la freschezza, il gusto inimitabile dei prodotti agroalimentari italiani devono essere sempre garantiti, con la loro straordinaria differenziazione di sapori da regione a regione (e anche all’interno delle stesse regioni).

Non a caso, il problema è immediatamente diventato anche politico. Il ministero degli Esteri, infatti, ha già annunciato un piano nazionale per la tutela e il rilancio del made in Italy, promettendo un fondo apposito per finanziare campagne di comunicazione, dare incentivi alle imprese, sostenere l’innovazione e continuare a garantire la qualità dei prodotti.

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